Si parla di sterilità quando, dopo due anni di rapporti sessuali frequenti, liberi e completi, non si sia instaurata una gravidanza.
Per infertilità si intende invece la capacità di concepire ma l’impossibilità di portare a maturità il prodotto del concepimento.

Le cause di sterilità nella donna possono suddividersi in disordini endocrini (disordini dell’asse ipotalamo-ipofisario, iperprolattinemia, patologie ovariche come la sindrome dell’ovaio policistico, ipo o iper-tiroidismo, disfunzioni surrenaliche, ecc), disfunzioni tubariche (flogosi pelviche acute o croniche, endometriosi), patologie della cervice uterina (flogosi cervicali croniche), patologie strutturali dell’utero (utero setto, bicorne, miomi uterini, sinechie uterine).
Uno dei fattori che più influenzano la fertilità femminile è l’età della donna: la fertilità è massima attorno ai 24 anni, declina lentamente fino ai 30 anni per poi calare abbastanza bruscamente; attorno ai 35 anni infatti la percentuale di sterilità è circa doppia rispetto ai 18 anni.
La sterilità maschile, attualmente molto frequente, è influenzata da alcune delle più comuni abitudini di vita che possono interferire negativamente con la qualità dello sperma come: gli elevati livelli di temperatura e di umidità, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcool, l’uso di droghe, la storia di infiammazioni prostatiche o di malattie veneree.
La sterilità nell’uomo può dipendere da alterazioni del seme (scarso numero o assenza degli spermatozoi, scarsa motilità, alterazioni del liquido seminale da processi flogistici), alterazioni delle vie escretrici (occlusioni alle vie di deflusso del seme), cause immunologiche.